JEKYLL E HYDE ovvero Io e la Bestia

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Giulia Brescia
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News Lo spettacolo

Se il male fosse l’errore di tenere a bada il male? Se Hyde fosse la parte migliore di Jekyll?

Questa è una storia che appartiene a tutti, la storia di un uomo diviso tra la personalità sociale con la quale si identifica nel mondo e la personalità interiore e più oscura. Non siamo mai solo Uno ma almeno Due, se non addirittura una moltitudine. In questo continuo conflitto tra forze opposte risiede l’estrema contemporaneità di questa storia.

Quattro grandi quadri: per ogni quadro un genere teatrale. Per ogni quadro una caduta nell'abisso della lotta tra bene e male. In ogni quadro la volontà di raccontare l’uomo Jekyll e l’uomo Hyde, la bestia della creazione e la nudità dell’essere.

Il sipario si alza tra sospensione e astrazione. Due attori che aspettano un racconto. Aspettano che prenda forma, tra la storia nota del dottor Jekyll e di mister Hyde e la reale fragilità dell’artista che davanti ai grandi temi come il dualismo, il bene e il male, l’azione umana nel mondo, deve scegliere che forma dare alla sua nuova azione artistica.

Poi ci sono le violenze: quelle raccontate attraverso le efferatezze della bestia, alter ego del dottore. E allora è un viaggio negli inferi, tra il tormento della creazione e il disperato bisogno di capire dove risieda il male, quale parte di noi dovrebbe essere sacrificata e perché. Quali sono le azioni che scegliamo e che ci qualificano come esseri umani o come bestie? Cos'è, realmente, la Bestia?

Dalle violenze all'ironia. Un incontro apparentemente normale, tra un uomo e il suo dottore. Il confronto tra la lucida mente della scienza e il vortice della passione incontrollata. Un dialogo che tra forma e surreale richiede nuovi vocaboli per capire veramente l’altro e togliere alla parola il suo senso per attribuirgliene uno nuovo.

Dall'abisso ai cieli. Arriva la sacralità, la sincera confessione di due anime che insieme compongono l’uomo. Si manifesta la nuda verità. La poesia che dopo l’azione, l’orrore e lo smarrimento, racchiude la rinascita.


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Scheda artistica
Manifesto (70x100 cm)
Foto di scena


Rassegna stampa

Accordino prende ispirazione dal romanzo di Stevenson ma non lo ripropone sul palco, bensì offre una sorta di esegesi del racconto, un Dr. Jekyll e Mr. Hyde scomposto dove la parte noir e thriller sta più nella parola che nell’azione. Senza dimenticare un pizzico di ironia con un surreale dialogo fatto di ortaggi, questo spettacolo scava nella natura umana andando a indagare non solo sulla violenza, ma anche sulle paure che l’essere umano è chiamato ad affrontare e la continua ricerca di un posto dove poter mostrare se stessi.

Ivan Filannino, Milanoteatri.it

Note di regia

Mi ha sempre colpito l’abisso tra le azioni efferate di Hyde e l’apparente eleganza sociale di Jekyll. In questa loro distanza e differenza di comportamento, quante sfumature di vite nascondiamo? Quante esistenze si possono affacciare su personalità così distinte? Di cosa si può dire è solo giusto o è solo sbagliato? L’omicidio è sempre un delitto, certo, ma nella Storia quanti delitti sono stati necessari per una rinascita? Quante tonalità di male celiamo in noi, quanti bagliori di luci differenti possiamo emanare, quante note stonate suonano meglio di un accordo?

Chi abbia mai incontrato un qualunque Hyde per la strada non può negare di aver provato una sensazione di disagio, un brivido lungo la schiena, il desiderio di scappare, di trovarsi altrove, lontano dalla vista raccapricciante che il mostro risveglia in noi. E quante volte invece, l’incontro piacevole con un Jekyll ci ha rasserenati, tranquillizzati, risvegliando il piacere della vera amicizia. Ma è poi sempre vero quello che viviamo? Quanto dell’ordine sociale in cui ci siamo educati nasconde poi potenze minacciose, che prima o poi esplodono? Se la bestia che vogliamo nascondere non fosse solo una minaccia? Se fosse la paura, stanca di essere controllata e monitorata, a svelare il meglio di noi? Se l’incontro notturno con il nostro lato oscuro ci mostrasse la grandezza, e quindi l’inafferrabilità, della condizione umana?

Ho sempre avuto un debole per Hyde e ho sempre provato una sorta di tenera indulgenza per Jekyll. Troppo affettato quest’ultimo, troppo ordinario, troppo comodo. Così imprevedibile e così equivoco invece il primo. Un po’ come la doppia natura del teatro, limitato nello spazio corpo, infinito nelle possibilità creative. In questa condizione obbligata da vincoli e limiti può emergere il meglio dell’uomo-mostro-artista. Il processo dell’attore è sempre una discesa verso gli inferi o un’ascesa verso il cielo, quindi una trasformazione, quindi un salto nell'abisso. A ciascuno la misura del proprio orrore e della propria grandezza.

In teatro qualche vittima ci scappa sempre, a volte è l’artista, a volte è la storia, a volte è lo spettatore stesso. E mentre la vicenda si snoderà nell'intreccio dei suoi personaggi, risuonerà la domanda che sottende la mia scelta di teatralizzare questo romanzo: e se la Bestia fosse la nostra vocazione? Se la Bestia fosse la nostra risorsa più grande?

Corrado Accordino

Locandina

JEKYLL E HYDE ovvero Io e la Bestia


dall'immaginario di
Robert Louis Stevenson

drammaturgia e regia
Corrado Accordino

con
Corrado Accordino
Alessia Vicardi

aiuto regia
Valentina Paiano

scenografia
Lucia Rho

costumi
Elisa Bianchini

musiche e sound design
FA.DE. Music production

produzione
Compagnia Teatro Binario 7

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