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Giulia Brescia
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News Lo spettacolo

Davvero la speranza che offriamo ai nostri figli è così esile?
Ma che mondo stiamo costruendo?

Camille è una ragazza francese di 16 anni: intelligente, determinata, sportiva, con un’innata sensibilità per le ingiustizie sociali. Amal è una ragazza jihadista di 16 anni, una bambina in grembo, due volte vedova. Quello che forse non è facile capire è che Camille e Amal sono la stessa persona.

Irretita sul web, Camille si converte alla religione musulmana, appoggia l’integralismo islamico e fugge in Siria, alla volta del paradiso che le era stato raccontato attraverso i social network gestiti dalla propaganda jihadista. Ma una volta in Siria deve fare i conti con la guerra vera, i bombardamenti e la violenza. Solo per amore della bambina che ha in grembo, decide di fuggire e tornare in Francia ed affrontare il difficile reinserimento.
Ma non c’è solo lei in questa trasformazione. La sua conversione, la sua fuga, il suo ritorno hanno lasciato segni indelebili sulle persone che le sono sempre state accanto: la madre, la sorella, il secondo marito, la professoressa di storia, la compagna di classe che raccontano, a loro volta, il loro punto di vista.

Quello su cui non restano dubbi, nemmeno in Amal, senza giudizi di tipo religioso né moralistico, è il riconoscimento della forza della vita sulla morte, dell’amore sulla violenza.
Uno spettacolo che parla degli effetti del cybercrimine, affrontando quella fase delicata dell’adolescenza in cui si aspira ad una società diversa e migliore, l’affiorare dei primi sogni ideali per i quali, in maniera troppo impulsiva e inconsapevole, si è disposti a lottare e sacrificarsi.

Il desiderio di costruire un futuro, il proprio avvenire, un mondo migliore con quel misto di presunzione, arroganza e meraviglia che appartiene all'età giovanile. Le prime lotte con gli adulti e con l’immagine della società a cui si inizia ad appartenere senza ancora esserne parte attiva.

Camille rappresenta l’idealismo, la sensibilità alle ingiustizie, la voglia di cambiare le cose, di provarci, di cambiare la visione disperata del mondo in un luogo dove crescere, dove alimentare i propri sogni e lottare per dar senso alla propria vita.
Gli adulti diventano il simbolo della difficoltà comunicativa tra generazioni, la difficoltà di essere un esempio e una guida. Ma la vita ci racconta poi storie diverse, e così i ragazzi dotati di spiccata sensibilità si ritrovano ad essere facile bersagli di estremismi e vittime ingenue di chi sa manipolare i loro sogni.



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Scheda artistica
Manifesto (70x100)

Locandina

BUIO


scritto, diretto e interpretato da
Valentina Paiano
Vanessa Korn

assistente alla regia
Veronica Dariol

musiche e sound design
FA.DE Music Production
di Davide Capicotto e Fabio Sagliano

produzione
Compagnia Teatro Binario 7

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